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Jack Ma, Multimiliardario Cinese: “Sono Infelice, Troppa Pressione”

I soldi non fanno la felicità. Quante volte lo abbiamo sentito dire? E tutto sommato è una frase che non ha mai convinto nessuno, forse perché pronunciata fin troppo spesso, in funzione consolatoria, da chi proprio non si può affermare che navighi nell’oro. Ma quando una frase del genere esce dalla bocca di Jack Ma, il fondatore di Alibaba, il colosso del commercio elettronico cinese (un po’ come Amazon ed Ebay in occidente, per intenderci, col piccolo dettaglio che vende più dei due messi insieme), forse è il caso di cominciare a riflettere un po’. Il facoltoso imprenditore di quella che ormai è diventata la prima potenza mondiale sia a livello economico che militare, ha un patrimonio personale, secondo Forbes, pari a diciannove miliardi e mezzo di dollari. Eppure, stando alle sue parole, si ritiene infelice. Il cinquantenne Jack Ma, che peraltro è di umili origini, ha dichiarato: “Non sono affatto contento, perché sento troppa pressione sulle mie spalle. Mi sforzo di essere sereno, per non deludere le aspettative dei soci, degli azionisti e dei clienti. jack-ma-serious

Ma quando si è la persona più ricca del proprio paese, le persone che ci circondano lo fanno per i soldi. Anche quando cammino per strada, la gente mi guarda in modo diverso. Non avrei mai pensato di raggiungere questo traguardo, quello che volevo era diventare un imprenditore di successo, fare qualcosa che nessuno aveva mai fatto. Ora che ho superato il mio sogno, ne soffro”.

Secondo un interessante articolo a firma Luisanna Benfatto, pubblicato su Il Sole 24 Ore, “a contribuire allo stress del primo Creso cinese ci sono due fattori: il primo è trovare il modo di spendere nel modo migliore “effective way” tutta questa ricchezza, il secondo – continua –  deriva dall’incapacità per la sua generazione di sapersi divertire. Se dedicarsi agli altri e fare beneficenza può in qualche modo alleviare la tensione, è già uno degli eroi della filantropia nel suo Paese, dall’altra la sua ambizione a essere il migliore ad amministrare anche il bene comune gli crea molta frustrazione.”, conclude la giornalista.

 

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