Attualità

Moncler vs. Report: un’inchiesta da pelle d’oca

“Non metterò mai più un piumino Moncler!”. Questo sembra urlare la Rete dopo la magistrale inchiesta “Siamo tutte oche” in onda su Report l’altra sera, con una sempre attenta Milena Gabanelli ed una bravissima giornalista Sabrina Giannini, che ha rischiato grosso nel tentativo di documentare la pratica della “spiumatura a vivo” delle oche.

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Oche blindate come in un lager, spiumate per l’equivalente di 0,30€ ad animale. Il risultato è, guarda caso, da pelle d’oca: 100% di animali feriti e sanguinanti, il 20% in modo grave con conseguenze letali, dopo lunga agonia. Tutto questo per quattro volte l’anno.

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E la legge cosa dice? Le norme europee ovviamente vietano simili atrocità. Non solo, l’Ue consentirebbe l’utilizzo di piumino d’oca ricavato soltanto dalla pettinatura dell’animale.

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La versione di Moncler

Ma veniamo ad oggi. L’azienda guidata da Remo Ruffini, che da lunedì ha perso quasi il 10% in Borsa, ieri è si è difesa spiegando in sostanza che «tutte le piume utilizzate provengono da fornitori altamente qualificati che aderiscono ai principi dell’Edfa”, e provenienti da Italia, Francia e Nord America.

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Sui ricarichi di prezzo, la società definisce “le cifre menzionate nel servizio del tutto inattendibili e fuorvianti». Inoltre sottolinea «che non ha mai spostato la produzione come afferma il servizio, visto che da sempre produce in Est Europa”.

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La replica di Report

Milena Gabanelli, curatrice della trasmissione, replica che “Moncler ha deciso di non confrontarsi in nessun modo con Report; alla domanda se fosse dotata di qualche certificazione, non ha risposto. Non sono dotati di alcuna filiera tracciata contro la spiumatura da vivo, come invece fanno altri marchi”.

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“Quanto ai ricarichi – spiega la Gabanelli – si evince dai fatturati e dai costi della materia prima e di confezione che Moncler potrebbe produrre comunque in Italia, invece ha preferito chiudere i laboratori nel Sud Italia. Se vuole portarci in tribunale, lo faccia: non lo temiamo, noi produrremo le nostre di prove”.

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L’impatto Social

La temperatura sui social networks è caldissima. La digital agency Caffeina ha voluto misurare l’impatto avuto dalla puntata di Report sulla Brand Reputation di Moncler, esplorando le piattaforme Twitter, Facebook e Google.

I tweet in italiano contenenti la parola Moncler sono balzati in poche ore da una media di 20-30 tweet giornalieri di ottobre, ai circa 3.000 del 3 novembre.

Su Facebook, la pagina ufficiale di Moncler, che conta più di 1 milione di fan, è stata presa d’assalto da insulti, attacchi e critiche al trattamento riservato agli animali e alla scelta di produrre all’estero.

E ora? “Come in altri casi crisi reputazionale, il buzz decrescerà gradualmente, lasciando però alle spalle una lunga coda di strascichi negativi che comprometteranno a lungo l’immagine percepita di Moncler” afferma Henry Sichel, esperto di brand reputation di Caffeina.

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